Erranti Valdarno
Il pensiero di Erranti Valdarno su "Mistero buffo"

Ugo Dighero reinterpreta il premio Nobel Dario Fo

Visto il 17/01/2018 | Auditorium Le Fornaci, Terranuova Bracciolini (AR)

Un gruppo di studenti del Liceo Scientifico Benedetto Varchi di Montevarchi e del Liceo “Giovanni da San Giovanni” Scienze Umane di San Giovanni Valdarno, nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro a cura di KanterStrasse Teatro e Conkarma, ha scritto a proposito dello spettacolo Mistero Buffo.

Riproporre un’opera di uno dei più grandi drammaturghi italiani è sicuramente un’impresa, ma lo è ancora di più mettere in scena un testo da nobel. In questo si è cimentato Ugo Dighero scegliendo di rappresentare Il primo miracolo di Gesù bambino tratto da Mistero buffo e La parpaja topola da Il fabulazzo osceno. Entrambi i brani furono scritti e portati per la prima volta in scena da Dario Fo rispettivamente nel 1969 e nel 1982, presentando temi irriverenti e satirici arricchiti dall’uso del grammelot (lingua inventata fortemente onomatopeica). Come era solito fare Dario Fo, anche Dighero con un prologo spiega al pubblico ciò che verrà rappresentato.
Il primo miracolo di Gesù bambino narra un passo estrapolato dai vangeli apocrifi dove Gesù è protagonista e, in quanto bambino straniero, tenta di integrarsi compiendo il suo primo miracolo: farà volare statuine di fango e si vendicherà delle prepotenze subite.
La parpaja topola, invece, tratta alcune vicende della vita di Giavanpietro, un pastore che era stato convinto che le donne fossero pericolose. Una volta sposato, è costretto ad affrontare la sua paura, che si trasforma in curiosità. Comincerà così la caccia alla parpaja topola (organo riproduttivo femminile). Alla fine dello spettacolo, Dighero propone al pubblico un testo di sua composizione, una poesia dal titolo Ho deciso di esportare una merce nuova.
La rappresentazione ha coinvolto tutto il pubblico, dimostrando la bravura dell’attore e l’immortalità e l’attualità dei temi presenti nei testi di Dario Fo. L’attore genovese è riuscito a mantenere un’atmosfera comica durante tutta la durata dello spettacolo, anche nei momenti di pausa in cui non stava recitando. Sorprendente è anche stata la sua capacità nell’evocare scenari diversi senza l’utilizzo di oggetti di scena, rendendo la sua interpretazione più interessante. Lo spettacolo è stato un connubio perfetto tra la presenza di tematiche forti e la leggerezza della comicità, sia nell’esecuzione di Dighero che nel testo di Dario Fo.

altrimenti non si potrebbero riproporre.

Alessia Gori, Elena Cucciatti e Haidi Myrtaj