Giovanna Gioja
Il pensiero di Giovanna Gioja su "Riccardo e Lucia"

Quando l’amore s’intreccia con la Storia

Visto il 19/11/2017 | Auditorium San Gaspare del Bufalo, Putignano (BA)

Venerdì scorso, ho visto la delicata e bellissima storia di Riccardo e Lucia, il secondo spettacolo promosso da Ubuntu Autoproduzioni Culturali.

Siamo in un paese del profondo Sud, Corato, nell’immediato dopoguerra: Lucia è una ragazza semplice, figlia di un macellaio ucciso dai fascisti, è pragmatica e non si interessa di politica. Riccardo è un poeta e un idealista, attivista politico confinato dal regime in Puglia. Lucia sogna una famiglia, Riccardo la corteggia scrivendole lettere e poesie d’amore che lei legge con la fatica di chi non ha dimestichezza con le parole. Lei parla in dialetto, lui le dice che “arde d’amore”, ma si capiscono lo stesso, perché gli innamorati non hanno bisogno del vocabolario per comunicare. Lucia setaccia la farina per farne pane, Riccardo vuole cambiare il mondo con la fede socialista e un garofano rosso nel taschino. Lucia chiede soluzioni per il presente difficile da affrontare, Riccardo le parla di futuro da costruire per lasciare ai figli un mondo più bello e più giusto e rifiuta un lavoro da maestro per non piegarsi al ricatto politico della DC.

La loro vita scorre tra difficoltà e gioie, è scandita da un “lessico famigliare” che ha la sua rappresentazione in una torta al cioccolato che Lucia prepara ogni volta che scopre di essere incinta. Sono due creature diversissime tra loro, che terranno fede al loro legame e alla limpidezza delle loro esistenze per sempre, anche oltre il destino beffardo che irromperà e interromperà il susseguirsi di giorni necessari per scegliersi ancora. La storia di Riccardo e Lucia è, prima di tutto, una storia privatissima d’amore che la regista, Claudia Lerro, ha ricostruito attraverso le lettere ritrovate che il nonno Riccardo scriveva alla nonna Lucia, ma è anche una vicenda che si intreccia fortemente con la Storia, quella di un dopoguerra difficile, di un “miracolo economico” che non era per tutti, di scelte politiche e morali da fare quotidianamente.

Una bella e appassionata scrittura teatrale, due attori bravissimi, Ivana Lotito e Pio Stellaccio, una scenografia essenziale, hanno coinvolto il pubblico in un racconto che trascende il privato e nel quale ognuno può identificarsi e riconoscersi, perché anche la nostra quotidianità ci chiede di scegliere da che parte stare.


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