Martina Colucci
Il pensiero di Martina Colucci su "Proclami Alla Nazione"

Proclami Alla Nazione

Visto il 18/09/2018 | (CrashTest Festival),

“Una struttura drammaturgica circolare, semplice ma diretta al punto. “Proclami alla nazione” della Snc GranaraMariottiniSorrentinoStrazza racconta la contingente necessità di far luce sul significato delle parole, il loro uso e di quanto oggi, ahi noi, il contenitore sia più importante del contenuto. E ci riesce.
Un figuro imponente con impermeabile e cappello, inquietante per l’ombra e la luce che lo “disegna” sul palcoscenico, affronta il suo popolo con i consueti discorsi: vuoti, dal contenuto inefficace e senza che lui ci creda.
Un giorno si interrompe e decide di stare in silenzio. È l’inizio di una debacle quanto mai odierna tra il Dittatore che è in noi, che ci impone di essere ed apparire, e quello che vorremmo poter essere e dire e che per paura taciamo a noi stessi e agli altri.
Il black out vocale viene registrato dal cervello, 3 neuroni con polo gialla che ricorda vagamente la divisa dei dipendenti di una nota catena svedese di arredi, che improvvisamente va in stato di emergenza. Si arriva ad un compromesso: il cervello propone di parlare di un pensiero che ha caro e che non è riuscito ancora ad esternare.
Tra tutto ciò che era possibile scegliere, si sofferma sul suo cane. E già di per sé anche questa forse potrebbe essere una riflessione sulla solitudine tra persone (quante volte abbiamo. sentito dire o letto su copertine di quaderni “preferisco la compagnia del mio cane”?)

4 attori, 4 leggii, 4 luci a led per illuminare il pulpito da cui si ascoltano discorsi sentiti e risentiti più volte tra la gente, che in teatro assumono un eco maggiore.

“Proclami alla nazione” affronta su più e diversi livelli il tema del responsabile e dell’agente intercalandolo in un momento nel rapporto tra dittatore e popolo, in un altro momento tra capo e dipendente, infine tra responsabilità che intercorre tra le parole dette e le azioni.
In un’epoca dove tutto fa eco sul ritorno di immagine e l’apparenza, è necessario ripensare al significato e ai contenuti.
“io non posso stare fermo, con le mani nelle mani” è il primo verso di Margherita di Cocciante, racchiude il senso di questo tempo: è più importante agire e parlare in fretta, anziché fermarsi ed ascoltare. Il silenzio spaventa, ma è necessario a volte. Per ascoltare e non sentire, per vedere e non guardare.”


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