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Il pensiero di AMAT su "Alexis. Una tragedia greca"

L’urlo di Alexis

Visto il 17/04/2012 | Teatro dell’Aquila, Fermo

Alcuni studenti di Scuola di Platea, dopo aver assistito allo spettacolo  Alexis. Una tragedia greca della compagnia riminese Motus, hanno scritto le loro impressioni e sensazioni che riportiamo qui sotto.

Anassagora aveva ragione, la conoscenza avviene per contrasto: il simile conosce il dissimile. Io stasera ho scoperto la realtà attraverso la finzione, ho scoperto la Grecia degli ultimi anni attraverso la Grecia di secoli fa. È curioso pensare come tutto sia concatenato e come i sentimenti degli uomini siano sempre gli stessi. “Ecco, io vorrei essere come voi: vorrei trasmettere qualcosa ai giovani miei coetanei attraverso l’arte e forse devo ancora trovare la strada”. Questo è stato il mio primo pensiero quando ho visto Silvia sul palco fare su e giù col busto, e i capelli che seguivano il suo oscillare; con le luci rosse dietro sembrava una fiamma che continuamente prendeva vigore e poi si riabbassava mandando scintille. Avevo le formiche sulle gambe: volevo starci io lì sopra, a parlare con il mio corpo della realtà, attraverso la finzione. È stato un mix allucinogeno di luci, urli, sospiri, gemiti, pianti, salti, lingue diverse, immagini, suoni e odori: l’odore del teatro è inconfondibile, dona quell’aura di magia alla rappresentazione. Nessun profumo avrà l’odore di quel palco. Ho fatto alcuni spettacoli di danza classica lì sopra e tornarci dopo tre anni è stata un’emozione unica, alla quale va sommata quell’eccitazione tipica della ribellione, della rivolta, del fare qualcosa per cambiare il mondo, quell’eccitazione nello stomaco di decine di farfalle svolazzanti, come il millesimo di secondo che precede il primo bacio. Solo che stavolta è stato un lasso di tempo più lungo, durante il quale ho visto tutto da un punto di vista diverso, anche se lo conoscevo già. Non vorrei sbrodolarmi in lodi agli attori (anche se ne meriterebbero un oceano), ma voglio più che altro sottolineare la grandezza dell’atmosfera che si è creata sul palco sin dall’inizio. Questo non è stato solo uno spettacolo, è stato una tragedia greca, un’intervista, un film, una canzone, una parola, un urlo. Un urlo che mi risuona nelle orecchie e che mi accompagnerà per tutta la notte dicendomi: “Svegliati!” Grazie a voi, pazzi abbastanza da fare dell’arte una professione.

Veronica Conti, 3°N Liceo Scientifico Calzecchi Onesti, Fermo

 

Ieri era la prima volta che andavo a teatro dopo tanto tempo e l’impatto è stato davvero forte. Quando sono ritornata a casa ero eccitatissima, mi balenavano in mente di continuo scene dello spettacolo, che sono continuate a ritornare nella mattinata successiva. Ancora adesso mentre scrivo continuo a rivivere quelle scene. È una cosa fantastica. Tutto lo spettacolo è stato strano. Strano in senso buono: è stato diverso. Forse è proprio per questo che ti rimane dentro… Sinceramente tante scene non le ho capite, ma continuano a ritornarmi in mente. Durante la rappresentazione non riuscivo a pensare, avevo la mente scollegata. Ho staccato i “fili” quando i due attori sono corsi per la platea come posseduti. Mi hanno fatto letteralmente trasalire. E da lì è iniziato il blackout, tanto che quando hanno iniziato a invitare la gente sopra il palco, dopo che avevano detto che anche noi dai palchetti potevamo scendere, mi sono alzata e sono andata. Mai sarei riuscita a fare una cosa del genere, però l’ho fatto. Sono riusciti a smuovermi completamente, tanto da portarmi sopra al palco. E che incredibile emozione là sopra: tremavo, dentro e fuori. Mi sentivo potente, mi sentivo importante, mi sentivo capace di fare tutto e di risvegliare quel lato di me rivoluzionario che sento che c’è ma che reprimo con la timidezza. Ieri, invece, non l’ho fatto. Le luci, gli strani movimenti, i vari cambi di personaggi, il fuoco: era come se fossi atterrata in un’altra dimensione, che poi non era nient’altro che la realtà. E a noi giovani, che proprio in questa età iniziamo a entrarci, ci serviva proprio questa spinta!

Giulia Parenti, 3°N Liceo Scientifico Calzecchi Onesti, Fermo

 

Lo spettacolo a mio parere è stato fantastico, molto coinvolgente in vari momenti sia attraverso i movimenti dei personaggi che per i suoni in sottofondo. Insolito, ma molto bello, è stato il fuoco sul tavolino. A teatro credo sia difficile vedere una cosa simile. Avrei desiderato fare i complimenti di persona all’attrice principale Silvia Calderoni, perché è stata veramente brava, soprattutto quando piangeva sopra all’uomo dicendo che il pianto si amplificava attraverso la gabbia toracica. Vero il discorso che al giorno d’oggi tutti noi abbiamo momenti dove abbassiamo la testa e non vediamo a cosa andiamo incontro così come fanno le capre. È uno spettacolo così diverso, dove per la maggior parte spetta a noi interpretare vari atti, anche se a volte era difficile seguire tutto, come ad esempio quando c’erano dietro i video della guerra civile in Grecia, ho preferito seguire i personaggi che recitavano. Sinceramente se non avessimo avuto una spiegazione pre-spettacolo credo che sarebbe stato più difficile capirlo. In conclusione, ho trovato lo spettacolo pieno di emozioni, molto attraente e coinvolgente, anche per l’intervento del pubblico sul palcoscenico. Grazie per la visione!

Giorgia Marconi,  3°B ITCGT Carducci Galilei, Fermo


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