Andrea Mignozzi
Il pensiero di Andrea Mignozzi su "Nel mare ci sono i coccodrilli"

L’odissea di Enaiatollah come riflessione sulla paura dell’altro

Visto il 27/01/2017 | Auditorium SMS Stefano da Putignano, Putignano (BA)

Christian Di Domenico sale sul palco di Ubuntu per la seconda volta il 27 gennaio, in occasione del terzo appuntamento di questa stagione. La rappresentazione portata in scena è la storia vera di Enaiatollah Akbari, maggiore di tre figli di una famiglia afghana di Nava. Enaiatollah viene condotto dalla madre in Pakistan all’età di 10 anni e lì abbandonato. Così inizia l’odissea che porterà il giovane ad attraversare paesi, vivere in condizioni estreme, trasformare ogni suo singolo giorno in una sfida per sopravvivere.
Christian Di Domenico si rende artefice di una coinvolgente interpretazione, nel racconto del giovane ragazzo che a soli dieci anni deve inventare la sua vita giorno per giorno. Così il protagonista della nostra serata, nonostante piccoli problemi tecnici, con grande maestria, apre il sipario dell’Auditorium della scuola media Stefano da Putignano sul viaggio di Enaiatollah, che lo porterà in Pakistan, poi in Iran, fino a scalare l’impervia catena montuosa dei monti Zagros e giungere poi in Turchia. Il suo viaggio non si fermerà se non dopo diversi anni, dopo essere arrivato in Grecia e, infine, in Italia.
Di Domenico emoziona con la sua rappresentazione Nel mare ci sono i coccodrilli, ci rende partecipi dell’odissea di Enaiatollah che così diviene l’emblema di quei paesi invivibili, quelli dai quali la gente scappa in cerca in futuro migliore.
Grazie a Christian Di Domenico, riflettiamo sulla paura dell’altro, del diverso, che ciascuno di noi ha. Veniamo ulteriormente invitati alla riflessione in merito a questo tema al quale l’attore si cura di dedicare qualche minuto al termine della rappresentazione. Nel finale ci rimane un messaggio, che Christian Di Domenico ci lascia con il suo teatro, un messaggio da interpretare e far nostro. Quindi, la rappresentazione di Di Domenico è in primis una storia, poi una realtà che percepiamo e questo non fa altro che trasformarla nel messaggio che induce alla riflessione e che forse, a fine serata, ha cambiato un po’ tutti noi.