Maria Lucia Simeone
Il pensiero di Maria Lucia Simeone su "La Gioia"

Il Teatro che mi piace

Visto il 16/03/2019 | Teatro Petrarca, Arezzo

La Gioia di Pippo Delbono – Teatro Petrarca

#teatridiconfine

In premessa: Questo spettacolo ri-nasce dalla morte di Bobò.

La Gioia non segue un intreccio logico temporale, non si può raccontare se non nelle emozioni e nelle suggestioni che riesce ad instillare nello spettatore. Né dà le linee guida per raggiungere quello stato dell’animo unico e singolare. In un climax ascendente che va dal buio alla luce, dalla voce sussurrata alla quella urlata, dallo spazio scenico essenziale quasi scarno al trionfo di colori e di fiori che inondano la scena, la gioia è il “tentativo”, così lo definisce Delbono, di un viaggio nell’anima attraverso il dolore che esplora con il faro che pendola sulle anime dei migranti; lo evoca con la voce di Bobò che su quel palco continua a far sentire la sua vuota presenza; lo attraversa alla ricerca di quella parte profonda dell’essere umano. Un percorso che mi riporta alla mente Gibran “La vostra gioia è il dolore stesso senza maschera. Quanto più a fondo scava il dolore nel vostro essere, tanta più gioia potrete contenere”. Riecheggia allora più volte la domanda, ora sussurrata, ora urlata, sulla scena: “Dov’è questa gioia?” La gioia è lì che aspetta alla fine di un percorso, oltre la gabbia delle sovrastrutture che scende dall’alto e incastra il regista in uno spazio di confessione e di riflessione sugli affetti, sul dolore, sulla paura e sull’angoscia che lo accompagnano ogni giorno.  E se la felicità è uno stato estatico, la gioia è un moto dell’animo, uno stato spirituale di beatitudine, “è un patto” dice l’attore/regista, con qualcosa in cui credere” in senso pieno. “Tienila, tienila” urla il regista. “Il dolore non tarderà, è sempre vicino, l’uno immancabile compagno dell’altra.” Un’opera aperta, dunque, capace di entrare in modo acuminato ed affilato nell’anima degli spettatori.  Pippo Delbono, artista fuori dagli schemi, anticonvenzionale e visionario, rinnova ad ogni replica l’alchimia tra attore e spettatore, lo accompagna dentro la sua anima e riscrive nel tempo scenico il percorso esistenziale. “Luce, luce, fammi luce” urla Delbono alla regia perché solo nel buio si può vedere la luce.

Questo è il teatro che mi piace!

  • : 20190316
  • : Arezzo
  • : Teatro Petrarca