Martina Colucci
Il pensiero di Martina Colucci su "Tiffanys: Fenomenologia di una scena d’amore"

Dinamiche di una coppia in bilico tra “Colazione da Tiffany” e “Titanic”

Visto il 18/03/2018 | Alta Luce Teatro, Milano

Sono in tre: Adriana, Giorgio e l’altro, Patrizio, ovvero Audrey, George e sempre Patrizio, tecnico luci, di ripresa e tuttofare. Poi, però, diventano Adriana e Giorgio, una coppia come tante; Patrizio diventa regista, scandisce il ritmo delle azioni di Adriana e Giorgio che nel frattempo sono diventati rispettivamente attrice e attore. La scena e le battute sono sempre le stesse. La vita e le parole si ripetono come nel film di Colazione da Tiffany e di Titanic. Ma cosa rimane tra la realtà e la fantasia?

Tiffanys: fenomenologia di una scena d’amore racconta la storia di Adriana e Giorgio, che da sette anni ogni anniversario mettono in scena l’ultima sequenza del celebre film con protagonista Audrey Hepburn. Tutto deve essere perfetto, almeno per quel giorno. Ma gli altri 364 giorni cosa sono? Cosa resta di quella magia e di quelle ventiquattro ore passate a riprodurre alla perfezione una scena vista e rivista al cinema?

Lo spettacolo presenta una struttura narrativa semplice, di poche battute, ma con tante espressioni vocali e fisiche e considerazioni da rimanere impresse nella mente, che accompagnano lo spettatore lungo il tragitto per tornare a casa (e il tragitto era davvero lungo).

Si parla di aspettative disattese, di complicità mancate, di rapporti che vivono sulla base di una nevrosi e che la realtà e il quotidiano lacerano se non si è capaci di portare il proprio sogno oltre le difficoltà che la vita di tutti i giorni pone. Il Tempo è un altro elemento chiave del racconto: il tempo della storia d’amore, il tempo di confrontarsi, il tempo di un’azione teatrale. Questo cambia a seconda delle situazioni, ma è sempre se stesso. E forse la vera riflessione sta nel darselo e prenderselo questo tempo, per comprendere dove rimane la realtà e dove resta la fantasia. Il fatto che le cose coincidano è sempre una meraviglia, ma perché accada ci vuole coraggio, calma e capacità di non lasciarsi confondere dalle aspettative e dalla fretta.

Bravi gli attori, risultato scenico immediato, nessun significato recondito, tutto in superficie. Chiaro, un po’ come l’acqua gelida del Titanic. Cosa c’entra il Titanic? La punta dell’iceberg vi dice niente?