Giovanna Gioja
Il pensiero di Giovanna Gioja su "Die Mauer – Il Muro"

“Die Mauer – Il Muro”: un teatro civile che parla di tutti i muri

Visto il 05/10/2018 | Sala Teatro Margherita, Putignano (BA)

(replica promossa dalla PARROCCHIA DI SAN DOMENICO DI PUTIGNANO)

Al turista frettoloso che si reca oggi a Berlino le guide suggeriscono di visitare la East Side Gallery, la più lunga galleria d’arte all’aperto al mondo che espone pezzi del muro decorati da grandi artisti, unica testimonianza materiale di una fortificazione che divise la città per 28 lunghi anni.

Cosa ricordiamo noi di quella cortina di mattoni e ferro che è stata il simbolo della Guerra Fredda?

DIE MAUER – IL MURO, lo spettacolo teatrale di Marco Cortesi e Mara Moschini, racconta della barriera invalicabile che fu costruita in una notte e divise letteralmente in due un’intera città e i suoi abitanti; una decisione – la costruzione del muro – presa dai potenti a tavolino, davanti a una mappa che indicava la spartizione tra Est ed Ovest, in nome di una Real Politik che per decenni ha tenuto in ostaggio paesi interi, blindandoli al resto del mondo.

Berlino era solo un piccolo punto sulla quella mappa, ma anche l’anello debole di un sistema politico basato sulla paura; dalla fine della II Guerra Mondiale migliaia di persone ogni giorno, dalla città tedesca, attraversavano la striscia bianca che segnava il confine tra Est ed Ovest e passavano dall’altra parte in cerca di una vita migliore.

Bisognava porre rimedio alla fuga dei cittadini dall’Est e, in una notte, si diede concretezza a quel progetto ingegneristico che inflisse una ferita nelle vite e nei progetti dei berlinesi.

Era il 13 Agosto 1961.

Marco Cortesi e Mara Moschini sono due straordinari attori che hanno scelto di esprimere la loro arte nel teatro civile e di narrare la Storia attraverso le testimonianze della gente comune: uomini e donne che quella Storia non la decidono, ma la subiscono; coerenti allo stile che da anni li contraddistingue, con questo ultimo lavoro, i due attori danno voce a coloro che oltre quel muro hanno vissuto, pianto e cercato di sopravvivere.

Lo spettacolo è frutto di un rigoroso lavoro di inchiesta compiuto a Berlino, dove, nell’arco di circa due anni, Marco Cortesi e Mara Moschini hanno raccolto 43 storie e ascoltato dalla voce dei diretti protagonisti racconti incredibili; quattro, scelte tra le tante testimonianze, sono le storie che compongono lo spettacolo Die Mauer.

Peter, innamorato di una ragazza che abitava dall’altra parte, a Ovest.

Il muro aveva spezzato il loro sogno d’amore e una notte di agosto del 1962, Peter – assieme a Helmut, il suo più caro amico – decise di fuggire e di superare quello sbarramento che lo divideva dal suo progetto di vita; fu colpito dai soldati di guardia che sorvegliavano la “striscia della morte” e rimase per un’ora a terra, agonizzante, senza che alcuno lo soccorresse. Aveva 18 anni.

Hans, invalido di guerra, uomo mite che tutti prendevano in giro e che faceva l’autista in una città ridotta allo stremo guidando un Vomag – un autobus austero, brutto, massiccio – ma con un motore robusto che non si fermava mai.

In una notte surreale, fredda, attaccato al volante del suo Vomag – corazzato come un carro armato – Hans sfonda ogni barriera e passa dall’altra parte, portando due famiglie (la sua e quella di un amico) verso la libertà.

Gina, 21 anni, amava i Pink Floyd e con migliaia di altri ragazzi della sua età una sera di inizio estate del 1988 si avvicinò al muro per ascoltare anche solo qualche nota del concerto che si stava tenendo a Ovest, oltre la Porta di Brandeburgo.

Quella musica era simbolo del male, proibita ai giovani cittadini della DDR e la polizia caricò con i manganelli i ragazzi che si erano radunati con la sola speranza di “catturare” un suono e di sognare.

Gina, che era anche fotografa, incominciò a documentare con la sua macchina fotografica la violenza e i soprusi sui ragazzi inermi.

Fu imprigionata e torturata per lunghi mesi, assieme al fidanzato, ma non confessò mai ai poliziotti della Stasi dove avesse nascosto quelle foto che tempo dopo saranno pubblicate su un giornale dell’Ovest.

L’ultima, struggente storia è quella di Holger, l’anziano matematico che passa le giornate a contare, per tenere la mente occupata. Ha tentato di fuggire da Berlino Est, anni prima; un atto che ha riservato a lui e a sua moglie la prigione, la sofferenza e la morte del proprio figlio, un ragazzo di 16 anni.

“Ne è valsa la pena?”

In sala il pubblico è con il fiato sospeso; l’attore ripete, quasi con rabbia “ne è valsa la pena?”

“Holger, lo rifaresti?”

Uno sguardo intenso e una riflessione che lascia senza fiato. “Saranno scritte due date in nostra memoria, la data di nascita e quella di morte. Non possiamo scegliere alcuna delle due, ma possiamo dare un senso al trattino che le separa; quello è nelle nostre mani”

Un prolungato, emozionato applauso ha accolto la conclusione della pièce teatrale; il pubblico ha capito che non era solo del Muro di Berlino che si parlava, ma dei muri della paura e del rifiuto che sono dentro di noi e ci allontanano piano piano da noi stessi e dai nostri sogni.

I due interpreti hanno saputo, con eccezionale bravura, coinvolgere gli spettatori che si sono immedesimati in una narrazione che non era più il “passato”, ma interrogava ciascuno dei presenti perché la Storia entra nelle nostre vite e ci chiede non solo di decifrarla, ma di decidere quale senso dare a un trattino posto tra due date.

Il Muro di Berlino cadde la notte del 09 Novembre 1989, dopo 28 anni di divisione e sofferenza, senza che fosse versata una sola goccia di sangue. La gente aveva smesso di avere paura.


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