Gian Marco Baglioni
Il pensiero di Gian marco Baglioni su "L’Abisso"

Uno spettacolo che possono, anzi devono, vedere tutti

Visto il 13/02/2019 | Auditorium Le Fornaci, Terranuova Bracciolini

(progetto Alternanza Scuola Lavoro a cura di Associazione Conkarma e Kanterstrasse anno 2018/2019)

Gli sbarchi che coinvolgono l’Italia in questi ultimi anni, la sofferenza delle persone che assistono al capovolgimento di barconi pieni di uomini, bambini e donne che urlano e chiedono aiuto; pescatori che nel momento in cui tirano su le reti, oltre a trovare i soliti tonni, spigole e scorfani, trovano anche corpi, corpi di uomini che sono morti e affondati nell’abisso…Questi sono i temi che affronta Davide Enia nel suo spettacolo intitolato “L’abisso”.

Lo spettacolo ha come attore soltanto lui, Davide Enia; accompagnato dal chitarrista Giulio Barocchieri.

Affrontare tematiche così importanti e attuali attraverso uno spettacolo che ha come cast un solo attore per molte persone sembrerà impossibile, ma è proprio in questi casi che si riconosce la bravura di un attore. Davide Enia è riuscito a coinvolgere e a mantenere l’attenzione di molti spettatori attraverso le emozioni, i singoli gesti, i dialetti che facevano capire la situazione degli sbarchi e a trasmettere il dolore che provano le persone che vivono tutti i giorni questa realtà.

Ho interpretato lo spettacolo come parte finale del viaggio che ha compiuto Davide Enia, un viaggio che ha fatto insieme a suo padre a Lampedusa e nel quale egli è riuscito a raccogliere delle vere testimonianze e a fare interviste a coloro che accolgono e aiutano le persone che hanno passato ore e ore in mare. Le persone che accolgono, secondo me, non vengono ringraziate abbastanza, ma Davide Enia grazie a queste persone è riuscito a comporre uno spettacolo. Egli dopo aver intrapreso il viaggio e dopo aver vissuto molte emozioni ha fatto da interlocutore. Un interlocutore molto particolare, una persona che è riuscita a far avvicinare lo spettatore seduto nelle poltrone del teatro a quelle persone sempre in movimento e sempre disposte ad aiutare vite umane.

Durante lo spettacolo Davide Enia raccontava, imitava e gesticolava. Raccontava di storie, storie importanti che nessuno mai si sarebbe immaginato, storie crude, e che non tutte le persone vivono nel corso della propria vita. L’attore riusciva ad imitare, imitare le persone che aveva intervistato, non solo riusciva a riproporre il dialetto, ma anche l’espressione della faccia e i movimenti che faceva la persona durante quel dialogo. Inoltre quando raccontava, Davide Enia gesticolava, gesticolava sempre, forse è questa una delle caratteristiche che fa mantenere lo spettatore incollato alla poltrona. Ma come nella maggior parte degli spettacoli, per trasmettere delle emozioni vere, l’attore deve essere accompagnato dalla musica che contribuisce a far vivere al meglio lo spettacolo. Una delle caratteristiche che mi è piaciuta di più è stata proprio questa, la musica. Ad accompagnare l’attore vi era un chitarrista, Giulio Barocchieri. Il chitarrista era seduto su una sedia, posta leggermente dietro l’attore. Al lato sinistro della sedia vi era una chitarra acustica, mentre al lato destro vi era una chitarra elettrica. Giulio Barocchieri utilizzava la chitarra acustica per accompagnare quei momenti di tranquillità del viaggio, mentre la chitarra elettrica la usava nei momenti pieni di sofferenza. Le tecniche musicali del chitarrista sono state, secondo me, estremamente giuste. Con la chitarra elettrica utilizzava una loop station, posizionata nel suo piede destro e che permetteva di creare una base musicale con una sola chitarra, ma lo spettatore udiva più suoni che venivano registrati dal chitarrista. Egli infatti ha cominciato con suonare tre note per quattro volte consecutive fino a quando la loop station riusciva a registrare il suono e a mandarlo all’infinito, ed era proprio questo il momento per suonare altre note diverse che in seguito si univano alla registrazione delle note precedentemente suonate. Si otteneva così una splendida musica che accompagnava l’emozione di Davide Enia.

Invito tutte le persone ad assistere allo spettacolo. Per iniziare a conoscere questa situazione che caratterizza l’Italia in questi anni il lettore può, anzi deve assistere allo spettacolo. Se vi si partecipa si contribuisce a prendere una posiziona netta, a difesa delle persone che vogliono farsi una vita e lo fanno scappando da situazioni di emergenza. Il messaggio che, secondo me, Davide Enia ci vuole trasmettere è quello di aiutare o almeno di non fare l’indifferente davanti a una situazione del genere. Egli conclude dicendo che noi siamo tutti sulla stessa barca, siamo persone come loro, siamo uguali e perciò dobbiamo aiutarli. Facendo così non solo colmiamo la disperazione delle persone in mare, ma anche delle persone che vedono tutti i giorni vite affondare nell’abisso o quelle di pescatori che si ritrovano dei corpi innocenti in mezzo alle loro reti.

Questo spettacolo mi è piaciuto moltissimo. Una delle caratteristiche che mi ha fatto apprezzare lo spettacolo è proprio il tema, gli sbarchi. Infatti oggi nel nostro stato l’immigrazione è il tema maggiormente affrontato e secondo me per cambiare le cose e per salvare vite umane non bastano delle semplici discussioni nelle scuole o tra amici, ma sono proprio gli spettacoli, i film, le canzoni, i disegni che esprimono e cambiano i pensieri delle persone, perché essi arrivano in maniera diretta all’essere umano.